
Le ragioni del Sì e del No del referendum costituzionale nel Liceo di Lugo
Data: Marzo 7, 2026

Sabato 7 marzo, nell’aula magna “Giulio Costa” del Liceo di Lugo, è stato organizzato un interessante e molto partecipato dibattito rivolto agli studenti delle classi quinte e quarte sul quesito referendario al quale i cittadini italiani saranno chiamati al voto i prossimi 22 e 23 marzo. Gli articoli della Costituzione coinvolti sono l’articolo 87, decimo comma; l’articolo 102, primo comma; l’articolo 104, l’articolo 105; l’articolo 106, terzo comma; articolo 107, primo comma; l’articolo 110, primo comma. Si tratta di un referendum costituzionale, detto anche confermativo, disciplinato dall’articolo 138 della Costituzione, che invita tutti gli aventi diritto al voto a decidere sull’entrata in vigore di una legge costituzionale o una legge di modifica costituzionale, votata in Parlamento ma senza la maggioranza dei due terzi dei componenti, esprimendo la loro opinione con un “Sì” o un “No”.
La spinta all’organizzazione dell’iniziativa, voluta dal dirigente scolastico dell’Istituto, Giancarlo Frassineti, è venuta dagli studenti maggiorenni del Liceo, coordinati dai loro rappresentanti eletti nel Consiglio di Istituto, ovvero Riccardo Babini, Marco Vinicio Conti, Filippo De Chiara e Simone Fabbri.
Il dibattito, ottimamente moderato dal dott. Andrea Ferri, direttore de “Il Nuovo Diario Messaggero”, dell’Ufficio stampa e dell’Ufficio per la Cultura e le comunicazioni sociali della Diocesi di Imola, ha visto in campo l’avvocato Eleonora Zanolli, presidente del Comitato per il “Sì” di Ravenna, da quindici anni avvocato del Foro di Ravenna, e per il “No” il magistrato Roberto Riverso, già pretore di Lugo sul finire degli anni ’80, poi Giudice del Lavoro e della Previdenza a Ravenna, quindi consigliere presso la Corte di Cassazione.
In premessa, il dirigente scolastico, insieme ai Rappresentanti d’Istituto, ha sottolineato il valore dell’espressione di voto come diritto di cittadinanza e attaccamento al proprio Paese, acquisita una buona consapevolezza degli argomenti in esame per poter assumere una propria ponderata posizione, conoscenza che costituisce l’obiettivo dell’evento organizzato nella giornata odierna.
Andrea Ferri ha quindi declinato la natura del quesito referendario, riassumibile in tre punti: la costituzione di due Consigli Superiori della Magistratura, al posto dell’unico attuale, conseguenti alla separazione delle carriere, cioè uno formato dai Pubblici Ministeri e l’altro dai Giudici; l’introduzione del meccanismo del sorteggio al posto di quello elettivo per la designazione dei membri dei due Consigli; la formazione di un’Alta Corte Disciplinare che affronti le criticità disciplinari al posto dell’attuale Consiglio Superiore della Magistratura.
Esaurito il necessario e opportuno prologo, la parola è passata ai due interlocutori. Secondo Eleonora Zanolli, che per tutto il dibattito sì è volutamente soffermata solamente sugli aspetti tecnici della riforma, la separazione delle carriere è un bene in quanto conferisce maggiore professionalità ai ruoli e alle competenze di PM e giudici, andando a rafforzare l’indipendenza della magistratura, evitando commistioni, comunque ora già ampiamente ridotte dalla Legge Cartabia (2022). Di parere opposto Roberto Riverso, per il quale una riforma della Costituzione non può rimanere relegata a un fatto tecnico, ma è sempre anche un fatto politico: modificare sette articoli della nostra Carta fondamentale significa minare il vero assetto della magistratura, in piedi dal 1948, e la sua autonomia dalla politica. Nei fatti, esiste già la separazione delle carriere che garantisce l’imparzialità dei giudici dato che il passaggio da un ruolo all’altro si può effettuare solo nei primi otto anni di professione ed è scelto soltanto dallo 0,4% dei magistrati. Immediata la replica dell’avvocato Zanolli, che ha portato alcuni esempi (in particolare quello del processo accusatorio, introdotto nel 1999 dalla modifica dell’art. 111) atti a dimostrare come la Costituzione sia stata già ritoccata diverse volte in passato.
Sul secondo quesito, il dott. Riverso ritiene che il sorteggio non segua criteri chiari in quanto in un paese democratico questo sistema può rischiare di ridurre la rappresentanza e la responsabilità democratica, garantita invece dal sistema elettivo. Di avviso diverso l’avvocato Zanolli, che ribadisce come nella Costituzione siano già previsti altri meccanismi di sorteggio, per esempio per giudicare l’operato del Presidente della Repubblica e quello del Presidente del Consiglio, e nel caso del referendum in questione questo criterio potrebbe opportunamente spezzare assetti già consolidati.
Il terzo e ultimo quesito dibattuto è stato quello sull’istituzione dell’Alta Corte Disciplinare, formata da quindici giudici (tre eletti dal Capo dello Stato, tre sorteggiati dal Parlamento e nove magistrati – sei giudicanti e tre inquirenti – estratti a sorte). Roberto Riverso ritiene che questa proposta porti allo smembramento del Consiglio Superiore della Magistratura e a un sensibile aumento dei costi per lo Stato. Inoltre, il nuovo organo si configura come una sorta di sistema speciale atto a giudicare soltanto i magistrati ordinari e chi venisse colpito da una sua sentenza avrebbe la possibilità di ricorrere non davanti alla Cassazione, ma al cospetto della stessa Alta Corte Disciplinare. Eleonora Zanolli non ravvisa, al contrario, problemi costituzionali in questo senso, affermando che già nelle idee dei nostri padri costituenti vi fosse quella della creazione di un organo imparziale di questo tipo; sui costi a carico dello Stato, il vero problema non è l’introduzione dell’Alta Corte, quanto gli addebiti che provengono dalle sentenze sbagliate e dai tanti processi che vengono riaperti.
Al termine del contraddittorio è stato dato spazio alle domande degli studenti, che si sono dimostrati molto interessati e partecipi, a testimonianza della bontà dell’iniziativa promossa dal Liceo, da sempre attento e sensibile ai temi della cittadinanza attiva.
Per visionare l’incontro, accedi tramite il link
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